Guerra economica (e non solo): il conflitto tra Cina e Taiwan

Il conflitto tra Cina e Taiwan ha visto tra l’8 e il 10 Aprile le forze armate cinesi rendersi protagoniste di un operazione aeronavale di accerchiamento nei confronti di Taiwan. Infatti cacciabombardieri cinesi e navi da guerra sono stati avvistati nelle vicinanze dell’acque dell’isola per simulare un possibile attacco unito. Questa serie di eventi ha provocato preoccupazione negli Stati Uniti, che hanno risposto aumentando la propria presenza navale nella zona, mirando a garantire il libero passaggio nei pressi delle esercitazioni.
Tutto questo ha suscitato reazioni negative da parte del governo cinese, il quale sostiene che quest’area rientra nella propria giurisdizione. Una possibile escalation degli eventi potrebbe condurre ad un conflitto globale di vasta portata. Questa situazione, non solo, ha una forte implicazione geopolitica per Cina e Stati Uniti, in quanto gran parte dei trasporti marittimi da e per l’oriente passa da Taiwan, ma potrebbe facilmente coinvolgere altri paesi della regione. La stabilità nell’area del Pacifico è di grande importanza per molti paesi nel mondo, e qualsiasi turbamento potrebbe avere un impatto significativo sull’economia globale e sulla sicurezza. La soluzione pacifica del conflitto rimane l’obiettivo principale per la comunità internazionale, ma la complessità della situazione richiede una grande attenzione e una gestione responsabile da parte dei paesi coinvolti nella questione.

Perché Taiwan è molto importante?

Taiwan viene definita la “Fabbrica mondiale del chip” ed è per questo che risulta essere cosi importante. Infatti la maggior parte dei prodotti tecnologici che necessitano di un chip per funzionare devono la loro esistenza a Taiwan. Taipei, infatti oltre a essere un centro di esportazione di tecnologia e componenti, controlla anche un gran numero significativo di navi (circa il 10%) che dirama queste merci in tutto il mondo. Ciò che è altrettanto importante da notare, è la vasta distribuzione globale del commercio internazionale di Taipei, con la Cina che rappresenta il 26% del totale, seguono gli Stati Uniti con il 13%, il Giappone con l’11%, Hong Kong e l’Unione Europea entrambi con l’8%. Taipei, dunque, non è semplicemente un punto di passaggio delle rotte commerciali, ma uno dei principali snodi che alimentano il commercio globale. Il risultato di questo è che una crisi a Taiwan ha il potenziale di fermare una parte significativa dell’economia globalizzata e interconnessa.

 

Quali potrebbero essere le conseguenze di un possibile scontro tra Cine e Taiwan sui mercati e sull’economia?

Le conseguenze di un possibile scontro tra Cina e Taiwan porterebbero ad una instabilità dei sistemi finanziari e in generale ad una instabilità dell’economia mondiale, già sconvolta da due anni di pandemia e ostaggio del conflitto russo-ucraino. L’attuale scenario geopolitico vede da una parte la Russia e la Cina, impegnate in una sfida per ribaltare gli equilibri globali a loro favore e quindi di conseguenza rafforzare la propria posizione di potere. Mentre la Russia rischia di coinvolgersi in conflitti aperti, la Cina agisce con una certa cautela, in attesa di un’opportunità favorevole.

Dall’altra parte, ci sono le democrazie occidentali, che si uniscono nel sostenere l’Ucraina, e un gruppo di alleati democratici della regione Asia-Pacifico, fortemente integrati nell’economia cinese, ma sempre nella sfera di sicurezza degli Stati Uniti. L’assertività della Cina è stata nota già da alcuni decenni, tuttavia quei paesi rimangono nella sua orbita di influenza.

In mezzo a tutto ciò, c’è Taiwan, l’isola che si trova in una situazione precaria in un possibile conflitto devastante. Tuttavia, essendo una potenza centrale nelle filiere tecnologiche globali, Taiwan cerca di proteggere la propria sicurezza e integrità politica. La situazione attuale rappresenta una sfida globale di livello storico, con un mix esplosivo di politica, economia e sicurezza internazionale. Affrontare questa minaccia richiede una cooperazione globale e un approccio ben coordinato da parte dei governi coinvolti, in particolare per quanto riguarda la stabilizzazione della situazione a Taiwan e l’elaborazione di accordi di sicurezza solidi. La pace e la stabilità internazionali sono attributi vitali per il progresso globale, a cui tutti devono contribuire. Per quanto riguarda la guerra in Ucraina questa ha causato un duro colpo alla sicurezza energetica europea e cambiato quelli che sono gli equilibri energetici. Lo scontro tra Cina e Taiwan andrebbe ad intaccare le fondamenta dell’economia digitale e delle industrie high-tech, con ripercussioni inevitabile sul sistema finanziario politico.

Taiwan rappresenta l’epicentro del commercio globale, infatti è nota per la produzione di importanti tecnologie e componenti, rappresentando cosi un importante hub per l’industria globale. Un ipotetico attacco della Cina sarebbe in grado di bloccare la produzione e le conseguenze sarebbero devastanti. Queste porterebbero alle perdite annuali nell’ordine di 1,6 trilioni di dollari con importanti ricadute negative per tutti i settori industriali che sono collegati ad essa.


Una possibile interruzione della produzione a Taiwan, che rappresenta il cuore della catena di produzione di molte aziende globali, rappresenterebbe una crisi di proporzioni ancora maggiori. In questo scenario, è fondamentale adottare politiche e soluzioni per la diversificazione della produzione, la riduzione della dipendenza da un’unica area geografica e l’aumento della resilienza delle filiere. Sono necessari accordi bilaterali e internazionali che mettano in primo piano la sicurezza e la stabilità del settore tecnologico globale, azioni concrete e il sostegno degli attori economici per garantire la continuità e la robustezza delle filiere di produzione di tecnologia e componenti.
Lo scontro avrebbe ripercussioni in modo indiretto anche per quanto riguarda il commercio tra la Cina e il resto del mondo, in quanto porterebbe ad una contrazione dei flussi di garanzia da parte di Stati Uniti, Unione Europea e paesi asiatici al fine di tutelarsi da possibili sanzioni. Porterebbe dunque, ad una fuga di capitali dalla Cina. In questo scenario anche i paesi in via di sviluppo, che rappresentano grandi esportatori di materie prime, ne sentirebbero le conseguenze perché avrebbero meno domanda e quindi di conseguenza una maggiore pressione sulle loro finanze. Quindi un possibile scontro tra Cina e Taiwan si avrebbe conseguenze a livello politico, economico e sociale, poiché porterebbe ad avere ripercussioni sui prezzi delle materie prime, sulla stabilità geopolitica dell’Asia orientale e sul commercio internazionale.

Taiwan potrebbe essere paragonata all’Ucraina ?

A prima vista la situazione di Taiwan potrebbe essere paragonata all’Ucraina, in quanto sia Taiwan che l’Ucraina, rappresentano due territori cruciali sui quali si cerca di rivendicare una sovranità. I due paesi invece, sono più che differenti tra di loro. Cerchiamo di comprenderne le differenze: Taiwan appare geograficamente una fortezza naturale invalicabile per chiunque la provi ad invadere via mare, mentre l’Ucraina è una terra che è sempre stata facilmente attaccabile dagli stranieri. Inoltre Taiwan conta su insieme di fattori geografici e militari maggiori rispetto all’Ucraina in quanto Taiwan è situata in acque che sono poco profonde e di conseguenza impediscono attacchi da parte dei sottomarini cinesi. Questa inoltre ha costruito delle fortificazioni sulle coste e ha piazzato basi navali e aeree in quasi tutti i porti e gli aeroporti. L’Ucraina invece, è un territorio molto più vasto rispetto a Taiwan ma e un paese che si trova situato nel cuore della steppa ed è un area bassa e pianeggiante priva di difese. Taiwan inoltre possiede centinaia di aerei, sistemi antiaereo e antinave, che possono essere impiegati sia a bordo che da batterie costiere, e questo gli permette di coprire tutta l’area dello stretto. Per questa serie di motivi all’apparenza possono sembrare simili ma in realtà sono molto diverse tra di loro.

Le sanzioni della Cina agli Stati Uniti

Le sanzioni che la Cina ha rivolto nei confronti degli Stati Uniti riguardano due compagnie di armi la Lockheed Martin e Raytheon con le quali le aziende cinesi, per via delle sanzioni, non possono fare affari. L’obiettivo di questa sanzione è quello di impedire l’uso di merci cinesi nella produzione militare. Inoltre c’è il divieto assoluto di utilizzare parti cinesi nella creazioni di attrezzature militari statunitensi. Altra sanzione applicata agli Stati Uniti riguardante sempre queste due grandi compagnie è data dal fatto che non possono più entrare, soggiornare e lavorare in Cina. Queste sanzioni non è ancora chiaro quale tipo di impatto potrebbero avere, ma sicuramente andrebbero a danneggiare le due aziende, che negli ultimi anni hanno utilizzano per la costruzione delle loro attrezzature, pezzi di ricambio e materiali importati dalla Cina. Questo danneggerebbe quindi anche il settore militare, infatti il pentagono ha annunciato, a causa di queste sanzioni, l’interruzione della produzione di caccia F-35, poiché nel motore dell’aereo era presenta una lega di cobalto e samario, proveniente proprio dalla repubblica Popolare. Questo quindi potrebbe portare ad una rallentamento del processo produttivo.
Il possibile impatto sull’economia globale delle attuali situazioni politiche e militari è un argomento complesso e in continua evoluzione. Molte variabili, come le reazioni degli altri paesi coinvolti e gli eventi che si verificheranno nel tempo, potrebbero influenzare i mercati finanziari.

È possibile che si verifichino reazioni negative immediate, che potrebbero portare a una caduta globale dei mercati finanziari, un po’ come quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Da un’altra parte, potrebbe verificarsi anche un nuovo aumento dei prezzi delle materie prime, come il petrolio e il gas naturale. In definitiva, l’effetto sulle borse è difficile da prevedere con certezza, ma sarebbe importante seguire gli sviluppi giorno dopo giorno per adottare la migliore strategia di investimento.

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